Il BENE… come riconoscerlo?

Come si può capire qual è il bene?

Parto chiaramente da un’esperienza vissuta che, successivamente, aprirà la discussione su differenti tematiche.

Muore una persona a te cara. Dopo un iniziale periodo di forte confusione, cerchi quel che ti può far bene, chi ti vuole bene, chi ha provato a dimostrartelo (ora ancora di più), in qualunque forma questo sia stato possibile. Quindi tiri un po’ le somme. E ti accorgi che ci sono state persone che non ti hanno nemmeno scritto un messaggio.

La rabbia iniziale

La rabbia: è questo il primo sentimento che ti assale. Non ne vuoi sapere più niente e ti chiedi “Ma se non mi ha cercato ora, vuol dire che evidentemente poco gli frega del rapporto con me”. E per te è chiusa la questione. E succede che ad ogni possibilità di incontro che comporti anche la possibilità di incontro con quella persona,  la tua risposta è sempre no. Un fuoco si accende in te e cambi strada, quasi volti pagina.

Il tempo passa e tutto si trasforma. La ragione agisce.

La rabbia lascia posto al tempo che, lentamente, scava al suo interno e, con l’aiuto della ragione, fa spazio a degli spiragli di luce: vedi tutto in un modo differente. Questo perché, vivendo la tua esperienza, capisci che poi non è tutto banalizzabile. Non è tutto bianco o nero. Parlando con alcuni cari amici, mi hanno esposto le loro debolezze relativamente alla situazione. C’era l’amica che. avendo perso il padre in passato e non riuscendo ad affrontare la situazione, non era riuscita neanche ad abbracciarmi come voleva. C’era l’amica che, davanti alla morte, aveva un blocco emotivo. C’era l’amico che, tramite dei semplici SMS (un sorriso, un “ciao”, ecc.), provava a darti il tuo supporto. E c’è una così grande varietà di comportamenti grazie ai quali capisci che non è così facile “interagire” con un dolore grande e, di conseguenza, con la persona che lo sta vivendo / provando.

Quindi non hanno tutti i torti. Ma la domanda rimane. E fa male.

Questo ti fa entrare un po’ più in contatto con quelle persone che non ti hanno portato neanche un saluto, che, forse, ti sono vicini in altro modo oppure hanno solo paura o timore e non riescono a contattarti. Ma la domanda sul perché rimane nel tuo cuore e continua, perennemente, a far male. Il motivo perché tutto questo accade nel tuo cuore, non è dato sapere. Sai solo che, oltre al dolore per la perdita, c’è questo piccolo ago che ti infastidisce.

Come non capitolare con un ampio egocentrismo?

E il rischio, alto, è quello di capitolare e buttare tutto alle ortiche (come si suol dire).

Ma se non t’importa niente, perché ci pensi?

E’ vero, ci pensi. Non puoi negarlo. Non riesci a comprenderne il perché ma ci pensi. Senz’altro un motivo è quello che quei ragazzi sono cari amici della tua ragazza. Questo porterebbe a pensare ad un inasprimento della rabbia (e un po’ è così) ma ti porta anche ad un incontro, ad un voler quantomeno portare una pace per evitare di essere in guerra e non poter vedere più delle persone che lei, di certo, vorrà vedere e rivedrà. Un altro motivo è quello che, conoscendo queste persone da svariati anni, credevo che avessi creato un rapporto vero, indipendentemente dal  bene che uno può provare per l’altro, quel tipo di rapporto che potremmo chiamare amicizia, proprio quando immagini quel momento nel quale sei in difficoltà e chi chiami? Quell’amico, appunto.

E’ importante intraprendere un’analisi personale.

E allora? Forse tocca fare anche un’analisi personale, non solo puntare semplicemente il dito contro qualcuno che probabilmente ha anche sbagliato. Questo evento, per quanto traumatico e doloroso è stato e continua ad essere, è stato in grado di scoprire cose nascoste bene, oppure alle quali non pensavi. Ecco. Questi rapporti, che vivevo molto superficialmente, hanno restituito quello che è stato seminato, come un terreno mal curato che non restituirà nessun frutto, se non quello che capita o il buon Dio ti dona. L’amicizia è questo: un terreno diviso in due (ma è lo stesso terreno) e ognuno dei proprietari coltiva il proprio terreno ma, se tiene alla resa generale, può aiutare l’altro, può osservare il modo di coltivare (alias di vivere) dell’altro.

Cosa fare?

Ed è proprio in questo discorso di terreni che s’impianta quest’altra discussione. Tu, su quella collina, hai tanti terreni, alcuni condivisi con le persone che ti hanno deluso, altri, però, sono condivisi con persone a cui tieni, altri ancora sono terreni nuovi che potrebbero aggiungersi alla tua proprietà.

Perché perdere tutta la collina? Ma la rabbia rimane. E si spera un po’ anche nel tempo, che mi aiuti a risorgere.

Col naso rosso sullo Stelvio (Challange 2017)

La Stelvio Challange è una gara ciclistica per i sorrisi dei bambini in ospedale, che si svolge proprio sullo Stelvio, il 30 giugno 2017.

Il progetto (sul sito ufficiale italiano https://www.soccorsoclown.it/it/eventi-solidali/stelvio-challenge/ ) si definisce:

il progetto di cooperazione europea che trasforma una gara ciclistica in un evento unico di beneficenza internazionale organizzata in collaborazione tra Italia e Olanda e, precisamente, tra Soccorso Clown S.C.S. ONLUS e i suoi equivalenti olandesi, due importanti organizzazioni non profit:

  • Fondazione PIM
    pimfoundation.com
    che assiste i bambini gravemente malati e disabili
  • Stichting Jayden
    stichtingjayden.nl
    Fondazione olandese nata per assistere le famiglie con bambini affetti da neuroblastoma infantile e sostenere la ricerca per trovare cure efficaci.

Ciclisti e appassionati di montagna si daranno appuntamento il 30 giugno 2017 sulla Montagna dello Stelvio, detta anche Cima Coppi (Bormio), famosa nel mondo del ciclismo con i suoi 2760 m di altitudine e i suoi tornanti. Tutti in sella, quindi, per unire la passione per lo sport e la montagna ad un obiettivo ancora più speciale: raccogliere più fondi possibili per sostenere il lavoro giornaliero  dei nostri Soccorso-Clown, che portano un sorriso e un po’ di felicità ai tanti bambini ricoverati al Policlinico Umberto I di Roma, un ospedale dove il nostro servizio esiste da oltre quindici anni!

 

Io ho abbracciato subito  quest’iniziativa! E per puro caso il nostro incontro è avvenuto.

Avevo organizzato una piccola vacanza in quel di Bormio, il 23 maggio 2017, per poter seguire il passaggio del giro d’Italia sulla cima Coppi (lo Stelvio), per poter scalare, con la mia bici, le stesse cime che i grandi campioni scalarono e scaleranno. E vederli passare li, proprio dinanzi ai miei occhi.

 

Il sogno purtroppo è sfumato, qualche giorno prima, a causa di un colpo al ginocchio, subito proprio una settimana prima. Il non poter andare sullo Stelvio per seguire il Giro d’Italia mi aveva letteralmente tagliato le gambe e sono caduto in una forte discesa psicologica che non mi ha dato pace per alcuni giorni fino a quando non ho incontrato lo Stelvio Challange 2017!

 

Cercando immagini dello Stelvio su Google per allieviare il dolore psicologico, mi sono imbattuto in questa iniziativa e gli occhi mi si sono illuminato subito: poter aiutare dei bambini in ospedale “usando” la mia grande passione, la bici.

Amazing! Direbbero gli inglesi.

E tutto è partito! Mi sono iscritto alla gara e, successivamente, ho avviato la mia raccolta chiamata “Col naso rosso sullo Stelvio”.

 

Ora puoi  sostenere la missione di Soccorso Clown in ospedale anche tu! Aiutami nella sfida con una donazione, regalerai un sorriso ai bambini ricoverati nel Policlinico Umberto I di Roma!

Segui il link https://www.retedeldono.it/it/iniziative/soccorso-clown-scs-onlus/giuseppe.dalessio/col-naso-rosso-sullo-stelvio e… grazie per tutto quello che farai!

SCEGLIERE IL VERO e ,POI, SAPERLO VIVERE.

Scegli il vero. Vi sarà capitato di sentire questa frase. O forse no.

Quando uno sceglie, si trova di fronte tante strade. La scelta è un bivio e, come tale, impone una direzione, una preferenza, un prediligere questa o quella via. Questo presuppone che, sulla base di qualcosa, la persona abbia un’idea ben precisa su una delle vie a disposizione e prenda la decisione.

Appunto la decisione. Giusta? Vera? Sbagliata? Come poter dire se una scelta è giusta, sbagliata, vera?

Se una cosa è obiettiva, la scelta può anche essere giudicata.

Supponiamo di dover scegliere tra una matita color blu e una color marrone per dipingere un cielo. Molto probabilmente la cosa giusta sarebbe scegliere il color blu. Scegliendo il color marrone, avremo fatto una scelta sbagliata perché, obiettivamente, il colore del cielo è blu. Può pure essere anche marrone, in taluni casi, ma siamo in casi speciali dove la situazione particolare va ad intaccare chiaramente la scelta.

Ma quando la cosa non è obiettiva, la scelta come può essere giudicata?

Supponiamo che una persona a voi cara (fidanzata, moglie, figlio/a) voglia andare in qualche luogo, ad esempio per un’esperienza spirituale. Questo negando la possibilità di fare una vacanza o passare del tempo con voi. Dobbiamo porre sicuramente l’attenzione sul fatto che questa esperienza non è una “banale” vacanza, bensì un momento assolutamente speciale. Questa specialità è a voi sconosciuta, in quanto a quel tipo di esperienza non avete mai partecipato e, a quanto pare, non avete neanche voglia di partecipare.

Ed è a questo punto che, alla domanda che la persona cara vi porrà, dovrete capire quale risposta dare, praticamente dovrete fare una scelta tra le due vie, la giusta e la vera. Questa è un po’ la stessa scelta che dovrà fare la persona cara.

E questo è quello che ho fatto io. E’ stato abbastanza facile, devo ammettere. Il vero era dinanzi a me, il bene che provavo per quella persona mi ha di certo aiutato nella scelta, riuscendo a farmi “eliminare” l’egoismo che mi portava ad una scelta che, in questo caso, mi proponeva l’opposto.

Così passano i giorni, la scelta diviene realtà e la persona cara parte per “ l’esperienza “.

E’ tutto legato ad un obiettivo o il vero è vero indipendentemente dal risultato positivo?

Tu sei li, senza la persona cara che vive amabilmente la sua esperienze e tu, per una serie di eventi, sei solo, senti il bisogno di dover parlare con qualcuno, fare cose, e metti in forte dubbio la tua scelta. E se avessi preferito il giusto? ora non sarei più felice e accompagnato?

Con i se e i ma, non si va da nessuna parte.

Ebbene si, presupponendo tutto, non si è mai felici. Vivere il reale, quello che ci sta succedendo, quello che al momento c’è, renderebbe tutto un destino felice. Ci farebbe assorbire tanto dalle mille opportunità che ci capitano e che noi, ciechi, accecati da una rabbia per ciò che non è stato, che ci fa rimuginare e odiare tutto e tutti, continuiamo a ignorare.

Il vero ci conquista, ma noi crediamo che il giusto sia il vero e questa confusione, ci lascia infelici.

Giuseppe D’Alessio inserito nell’enciclopedia della poesia contemporanea dalla fondazione Mario Luzi (vol. 6, anno 2015)

SalernoGiuseppe D’Alessio consegue un prestigioso riconoscimento nazionale in ambito letterario. L’informatico, anche scrittore e poeta, classe 1982, risulta fra i 150 scelti per far parte dell’Enciclopedia della Poesia Contemporanea (vol.6, anno 2015) pubblicata dalla Fondazione Mario Luzi, a valle del Premio Internazionale, che ha visto la partecipazione di oltre 5000 poeti.

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La storia di questo Premio ha inizio nel corso dell’anno 2005, quando Mattia Leombruno ne dispone la fondazione, al termine del lungo ed intenso viaggio terrestre compiuto dal sommo Poeta e Senatore, scomparso il 28 febbraio dello stesso anno.
Questo Premio è l’unico dedicato a Mario Luzi, ufficialmente autorizzato dall’erede, il figlio del Poeta Gianni Luzi. Il Premio è da molti considerato il più importante premio letterario italiano dedicato alla poesia.

Al termine del concorso annuale, viene pubblicata un’ Enciclopedia di Poesia Contemporanea, considerata anch’essa la più importante mai realizzata, notevolmente rappresentativa e di altissimo pregio. Quest’anno è stata pubblicata nel mese di Maggio 2016, presentandosi come sesto volume dell’opera: 900 pagine di poesia, con 7000 copie a tiratura limitata.

Copertina

Giuseppe D’Alessio scrive poesie fin dall’età adolescenziale e ha partecipato a vari concorsi, pubblicando componimenti in antologie quali “San Valentino in Versi” (2008) e “Occhietti neri” (2009). E’ appassionato di narrativa ottocentesca. Temi dominanti della poesia sono l’amore e la malinconia della sua anima irrequieta.

E’ la prima volta che riceve un Premio patrocinato dalla Presidenza della Repubblica e, sull’onda del grande entusiasmo, si ripropone nuovi obiettivi e nuovi orizzonti, senza mai abbandonare la scrittura, sua amata compagna di vita.

Prossimamente potrete leggere le tre poesie inserite nell’Antologia su questo blog thedarkkon.wordpress.com e sul sito ufficiale thedarkkon.com

Per saperne di più sul Premio Luzi, questo è il link ufficiale: www.marioluzi.it

Word – Visualizzare hyperlink

Scrivo questo articolo in quanto usavo Word (versione 2007) per lavoro e si è manifestata una necessità.

In pratica, ad un certo punto, i link venivano visualizzati in formato CODICE (vedi immagine).

Cattura1

Per poter visualizzare di nuovo il testo in formato HYPERLINK, è necessario premere ALT+F9 e il risultato sarà il seguente!

Cattura2

E il gioco è fatto! Credo che questa cosa funzioni anche su Word 2010, ma andrebbe testato!

A presto!

Giuseppe.

 

 

COME LA MUSICA, L’AMORE…

Mentre correvo, dopo una lunga giornata, mi è balzato in mente questo pensiero.

Ma facciamo un passo indietro.

Avevo finito di lavorare e, dopo aver pubblicato su questo blog l’articolo “Lo ha fatto lui” (https://thedarkkon.wordpress.com/2015/04/02/lo-ha-fatto-lui/) , sono andato a visitare l’abbazia delle Tre fontane, un complesso monastico in zona Laurentina a Roma (via delle Acque Salvie) dove c’è anche una chiesa nel punto in cui si diche che la testa di San Paolo saltò tre volte!

Vi era una calma incredibile, un silenzio avvolgente, nonostante stessi a due passi dalla via Laurentina, trafficatissima in genere figuriamoci alle 18e30.

Dopo aver preso un po’ di cioccolata al negozietto nel complesso stesso, decido di tornare e andare a correre!

Mi vesto con la maglia gialla da ciclista, pantaloncino corto aderente e lettore al braccio. Cuffie nelle orecchie, PLAY e via!

Dopo circa un’oretta passata su e giù per la Cecchignola, un luogo molto belle e comodo per fare due salti; vado a un ritmo leggermente rallentato e decido che voglio fare gli ultimi scatti prima di tornare.

Occorre, quindi, la canzone che senti giusta per il momento. Premo il tasto FORWARD del lettore che, in maniera “randomica”, mi propone una nuova canzone fino a quella che sento mia, me ne accorgo, è lei, e corro più forte fin quasi al limite, per il gran finale!

Ciò fa sorgere in me un paragone: ho sentito l’amore e in particolare il momento nel quale senti che la persona a te accanto è quella giusta, quella con cui vorrai passare il resto della tua vita.

Senti, vedi, parli con donne e uomini tutti i giorni, li ascolti come fossero canzoni e, mentre la tua vita scorre, tu scegli quella melodia che accompagnerà per sempre i tuoi giorni fin quando la corsa terminerà, in un lungo riposo…

 

P.S.

Vi lascio alcuni indirizzi web per saperne di più sull’abbazia Tre Fontane e sulla storia di San Paolo

http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_delle_Tre_Fontane

http://www.abbaziatrefontane.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Paolo_alle_Tre_Fontane

Lo ha fatto lui…

Eppure, lo ha fatto lui…

Ebbene si , capita, spesso di dire o pensare questa frase. A me è successo or ora, in metro, di pensarlo e iniziare un autolesionismo morale che mi ha portato a sfogarmi su queste pagine.

Un bimbo e la sua madre salgono in metro. Il piccolo ride e parla: 4/5 anni, credo, e un capello rosso di un interessante livello cromatico.

Sono seduto e penso subito: “Ah che bello, ora attiro la sua attenzione e gli dico di sedersi…” e, ben poco dopo, un altro ragazzo, seduto in miglior posizione e molto più scaltro di me, pone la stessa domanda alla madre.

Le parole esatte contenute nella risposta della madre non necessitano di esplicazione, in quanto il tono colmo di contentezza per quel gesto sovrasta tutto, è chiaro, e mi lascia con lo sguardo fisso sui tre, bloccato in un limbo…

Eccolo, mi dico, il solito che sono, bello, splendente, ma mai con il giusto tempismo.

Fermato, non so da chi, forse dai sogni che poi mai si tramutano in fatti, e quel piccolo accadimento diviene riunione interiore tra cervello e cuore, con l’anima a dirigere l’ennesima ristrutturazione e magari domani, in bus, in strada, o chissà dove, non mi sentirò più un pezzo di questo puzzle che chiamo “vita”…